2022_Balonac_Pietra del Soltizio - Val di Sole Antica

associazione VAL DI SOLE ANTICA
Val di Sole Antica
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  IL BALONAC di Cusiano (TN) comparazione con LA PIETRA DEL SOLSTIZIO di Montevila (BZ)
di Luca Webber
Domenica 13 novembre, durante la gita organizzata da Mario e Alma siamo andati alla “Pietra dei solstizi” di Montevila (BZ) in Val Pusteria, roccia già da me studiata nel 2015.
Oggi come allora i fori presenti sul masso mi ricordano quelli del “Balonac” di Cusiano, particolare che ha destato la mia curiosità, spingendomi ad effettuare delle ricerche sul masso della Val di Sole e che ora vi esporrò.
Breve riassunto sulla “pietra dei solstizi”:
si trova nella pineta sovrastante il Maso delle Erbe, un tempo ben esposta al corso del sole e ora sovrastata dal rimboschimento di abeti. Si tratta di un blocco di granito con un volume di circa 1,3 metri cubi sulla cui superficie vi sono 5 fori con un diametro di circa 3 cm e una profondità che va dagli 10,5 ai 14 cm.
Scavi eseguiti nel 2006 dall’Ufficio dei beni culturali della Provincia di Bolzano hanno portato alla luce oggetti di ceramica, fibbie, anelli ed altro materiale dimostrando che l’area era popolata fin dall’età del bronzo.
Nel 2012 il Dott. Huber Josef ha svolto delle accurate ricerche sul masso in questione, riproducendo i fori su di una lastra e posizionandola a circa 150 mt da quella originale, dopodiché vi ha inserito dei bastoni e per l’intero anno ha scattato migliaia di fotografie che hanno dimostrato come il sorgere del sole, tramite i bastoni, proiettasse delle ombre degne di attenzione ai solstizi del 21 dicembre, del 21 giugno, metà aprile (15 aprile) e inizio dell’autunno (29 agosto), date di grande importanza per una società agricola e che coincidono con celebrazioni di inizio della semina e di fine raccolto. I risultati ottenuti hanno permesso al Dott. Huber Josef di giungere alla conclusione che il masso in questione sia stato utilizzato in passato come calendario agricolo.
L’archeologo tedesco Manfred Pfeifer, ipotizza che i fori siano stati praticati con “la tecnica di beccare”, metodo di tradizione nordica nota sin dal mesolitico medio. Teoria che avvalora quanto detto dal Dott. Huber Josef sulla possibilità che si tratti di un calendario usato fin dal neolitico.
  
Accettando l’idea che la “pietra dei solstizi” possa essere un calendario usato in ambito agricolo, non mi restava che verificare le somiglianze col “balonac”.
Prima di tutto una breve scheda tecnica:
grande roccia esposta al corso del sole. Nella parte rialzata del masso (ovest), individuiamo 6 (sei) coppelle di cui 2 collegate da canaletto praticate con percussore a pietra. Sulla superficie più piana (est) 12 fori praticati con “la tecnica di beccare”, di diametro che va dai 3,2 ai 3,8 cm e una profondità che va dai 6 ai 9 cm.
Esaminando le fotografie ho potuto accertare che i fori di entrambi i massi sono stati praticati con “la tecnica di beccare” come indicato dal Pfeifer.
Sovrapponendo il rilievo del “balonac” con il rilievo del Dott. Huber sui solstizi del 21 dicembre e 21 giugno ho trovato una probabile corrispondenza nei fori che ho successivamente verificato.
Ultimata la ricerca “d’ufficio”, mi sono recato di persona più volte sul masso per verificare quanto precedentemente studiato. Ho piazzato dei bastoni nei fori e, provvisto di molta pazienza, ho atteso le prime luci del sole nonché il tramonto.
Il passaggio della luce, quindi la lettura dell’ombra prodotta dai bastoni, è oggi resa difficoltosa dai molti arbusti che sovrastano la pietra. Nonostante ciò si riesce ugualmente a intuirne la direzione e il percorso sulla superficie, accertando:
- le ombre dei bastoni, posizionati secondo il rilievo del Dott. Huber, si collegano con i fori presenti sulla superficie della roccia, indicando ipoteticamente equinozi e solstizi. Le ombre si incrociano con i fori, facendomi sorgere il dubbio che taluni di questi fori indichino il percorso del sole (da levante a ponente) cadenzando il trascorrere del tempo a mo’ di meridiana. Da questi risultati ritengo che la pietra sia adatta per le prime luci poiché i risultati utili li ho ottenuti all'alba più che al tramonto del sole.
In definitiva il “balonac” risulta avere fin troppe affinità con “la pietra dei solstizi” convincendomi che ambedue possano essere stati usati come calendari agricoli. Supposizione sicuramente affascinante, forse un po’ azzardata, che meriterebbe un maggiore approfondimento per poter scoprire un'altra pagina di storia della nostra valle.
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