2016_RABBI Malga Terzolasa Enigmi.... - Val di Sole Antica

Associazione VAL DI SOLE ANTICA
Val di Sole Antica
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RABBI MALGA TERZOLASA LOC. PALU’ - ENIGMI DEI TEMPI MEGALITICI
di Luca Webber

Nel mondo abbondano siti costruiti dall’uomo che a tutt’oggi non hanno risposta. Pietre collocate, per ragioni a noi ignote, in precisi punti e ritenute “magiche” da coloro che le costruirono in tempi memori e che, ad oggi, lasciano numerosi interrogativi sulla loro funzionalità. L’archeologo fotografa, prende misure, analizza, riporta su mappa e raffronta con altre pietre, sforzandosi di individuarne una funzione rituale o totemica. L’astronomo osserva attentamente la collocazione delle pietre con il paesaggio circostante, nel tentativo di scoprire allineamenti con eventi cosmici (equinozi/solstizi/ costellazioni/ calendari/ etc.). Il cacciatore di Leys (linee d’energia), equipaggiato di strumenti per disegnare, riporta su mappe le pietre e altri siti antichi (pozzi/stagni/bivi/antiche croci/ chiese/castelli/toponimi/etc.) e ipotizza antichi percorsi di collegamento. Altri sostengono la tesi che i luoghi in cui si trovano le pietre sprigionino un potere soprannaturale che venne imbrigliato dalle genti di quei tempi. L’archeologo dilettante, riepiloga, confronta  e vaglia tutte le possibili ipotesi sopra descritte, dal momento che TUTTI potrebbero avere ragione. Il tecnico cerca di conoscere nel modo più minuzioso e il dilettante in quello più affascinante, le ipotesi di quest’ultimo spesso non risultano convenzionali ma non per questo prive di valore. Appassionato oramai da anni al fenomeno delle pietre coppellate ho letto numerose pubblicazioni e relative teorie, ad ogni nuova scoperta, rimugino e applico tutte le metodologie da archeologo dilettante. Osservando con attenzione il paesaggio circostante il pascolo “Palù” della malga, ho notato una insolita disposizione delle rocce disseminate nel prato. Grazie alla collaborazione dei componenti dell’associazione abbiamo svolto numerose uscite sul pascolo, svolgendo studi mirati relativi all’intuizione avuta sulle incisioni praticate nel masso coppellato di “Franca”, scoprendo risultati sorprendenti.
Il masso si trova a mt. 1993, affiorante dal terreno, all’incirca nel mezzo del pascolo, grande 1,14 mt x 60 cm circa con incise 6 coppelle di diversa grandezza che formano un quarto di cerchio e un segno di difficile lettura, presumibilmente il tutto praticato con percussore in pietra. La superficie incisa è rivolta verso il sorgere del sole, da cui possiamo dedurre un suo uso rituale riferibile ai culti solari o immaginare l’artista che incide la pietra, come un pittore dipinge la sua tela, raffigurando costellazioni celesti. Un’intuizione mi fa riflettere su una teoria che ho letto tempo addietro, la possibilità che si tratti della raffigurazione di un’antica mappa topografica che indicherebbe confini o sentieri, una sorta di mappa della zona. Mettendoci nel punto in cui abbiamo rinvenuto la pietra coppellata, osserviamo attentamente il paesaggio circostante e notiamo che vi sono disseminate numerose pietre, tra queste scopriamo possibili somiglianze con il quarto di cerchio. Partiamo dalla pietra 4, su di essa troviamo 6 incisioni che sembrano coppelle ovoidali e altri segni illeggibili. Vicino al “brenz” troviamo la pietra 3, su cui non rileviamo incisioni. Andando avanti vediamo la pietra 2 che sembra voler demarcare un confine. Avvicinandoci notiamo una strana formazione di sassi in riga, stesi sul terreno, che ricordano un probabile muro di recinzione. Soddisfatti di quanto rilevato ritorniamo al punto di partenza, individuando la pietra 5. Sulla sua superficie scopriamo una incisione profonda e larga, lunga circa 70 cm, somigliante a un alveo per l'acqua. Scegliamo la pietra 6 solo perché è il masso più grande e visibile del pascolo. Ora ci manca l’ultimo sasso, che non è parte integrante del quarto di cerchio, riconoscendolo in alto ai margini del bosco. La pietra 1 è conficcata nel terreno, somigliante ad un paracarro. Non riporta segni ed è posto nelle vicinanze della sorgente d’acqua che scende nel pascolo e del sentiero che conduce al masso coppellato di “Giuliano”.
Rilevando ogni pietra con il GPS e riportandole in mappa, otteniamo la conferma che la loro posizione non è frutto di una pura o semplice coincidenza ma corrisponde, in modo sorprendente, al quarto di cerchio inciso nella pietra. Per di più, posizionando nella mappa l’incisione indecifrabile sul masso coppellato, si vede chiaramente che si tratta dell’acquitrino formato dalla sorgente soprastante. Dal canto mio non pretendo di dare spiegazioni che non potrei supportare con prove sicure, ma non ritengo azzardato dire che il quarto di cerchio, in epoca antica ha rivestito una certa importanza divenendo luogo sacro, poiché racchiude elementi ampiamente documentati riguardo ai recinti sacri, di cui è nota l’importanza che rivestivano le fonti.

“…per la coscienza religiosa arcaica, la pietra grezza evocava la presenza divina in modo più sicuro che non le statue di Prassitele per i loro contemporanei.”
(  Mircea Eliade – pag. 211 - Trattato di storia delle religioni 1976 Boringhieri Editore, Torino)

Un’ultima considerazione sull’importanza del luogo. Il masso è in perfetto allineamento visivo con l’Om della Terzolasa, dove vi sono altri sassi coppellati, idealmente sistemati a chiudere un percorso sacro.

In ogni caso, per quanto affascinate e suggestivo possa essere questa ipotesi, una risposta scientifica definitiva sul sito potrà essere data solo da ulteriori studi.

Ciao
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