2016_PELLIZZANO Spinazzi - Val di Sole Antica

Associazione VAL DI SOLE ANTICA
Val di Sole Antica
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Antichi culti in loc. “Spinazzi” a Pellizzano (TN)
di Luca Webber

I massi rinvenuti dal Custode Forestale Martinolli Stefano, posti a circa 1.000 mt. di altitudine, alla base della località “Spinazzi” nel Comune di Pellizzano, sono un importante tassello per aiutarci a conoscere e capire la nostra storia valliva più arcaica.
Gli “Spinazzi” si trovano sul versante soleggiato e morfologicamente in forte pendenza, ricoperti da vegetazione spontanea e da molti blocchi di roccia caduti alla rinfusa sul terreno. I massi coppellati si presentano molto grandi e la totalità delle incisioni si trova sulla superficie orizzontale esposta al corso del sole da Est ad Ovest. Questa caratteristica fa pensare che la scelta dei massi non sia casuale ma strettamente legata al percorso del sole, verosimilmente necessario per il culto praticato. Lo spettatore che le osserva per la prima volta può solo rimane meravigliato di fronte a tanto impegno profuso dall’uomo nell’inciderle, in particolare il masso “Stefano”, di grande effetto visivo. Un micascisto erratico grande 4.20 mt x 1,39 mt circa, dove abbiamo rilevato 137 coppelle, 1 croce greca, 5 croci greche coppellate agli estremi delle braccia, 6 coppelle unite da canaletta più un segno di difficile lettura. A prima vista tutte le incisioni sono state praticate con percussore a pietra ad eccezione di una croce greca coppellata agli estremi delle braccia e di 2 coppelle unite da canaletta, entrambe rimarcate con un oggetto in metallo. Poco distante troviamo il masso “Spinazze”, anch’esso un micascisto erratico dalle dimensioni 3,85 mt x 1,50 mt circa, su cui abbiamo rilevato 23 coppelle più 8 coppelle unite da canaletta e 5 dubbie, praticate con un percussore a pietra. Per entrambi i massi la disposizione delle incisioni pare casuale.
Ad oggi non conosciamo le esatte motivazioni che hanno determinato la loro realizzazione, ma grazie ai numerosi rinvenimenti in Val di Sole, possiamo affermare che la raffigurazione di coppelle, quale simbolo, sia ampiamente diffusa, tanto da ipotizzare di trovarci di fronte ad un contesto culturale animista probabilmente a fini magico-apotropaici. Sappiamo che la pietra, fin dalla preistoria, diviene un altare all’aperto, supporto ideale dell’uomo per incidervi il suo pensiero lasciando un messaggio destinato e conosciuto a tutti. Il ripetersi ossessivo del “segno” sulla pietra, la gran quantità di coppelle disseminate in tutto il mondo, indicano tradizioni le cui radici affondano nelle origini ancestrali della nostra cultura, rinascita oltre la morte nonché la certezza del nutrimento dei pascoli e dei campi.
Non essendo possibile al momento attuale, in assenza di contesto archeologico, datare le incisioni rupestri, risulta arduo ipotizzarne anche l’uso. Oggigiorno i massi rimangono muti testimoni di un antico trascorso ma, ad una attenta osservazione del territorio circostante, proverò a dare una personale interpretazione.
Prima considerazione: presenza di un insediamento.
Gli “Spinazzi” si trovano sul versante solatio e abbiamo imparato che sulle alture soleggiate e sicure erano situati gli insediamenti. La gran quantità di coppelle incise sui massi fa apparire quindi quasi logico che le numerose incisioni fossero compiute nelle vicinanze degli abitati e di vie di comunicazione.

Seconda considerazione: presenza di un lago.
Gli “Spinazzi” sono racchiusi tra due corsi d’acqua, rio Corda e rio Valletta, che si riversano entrambi nell’attuale alveo del fiume Noce. Ambedue i massi coppellati guardano verso il fondovalle, possiamo quindi immaginare che in epoca assai lontana il “Pradazzo” sottostante fosse invaso dall’acqua, tanto da poter formare un lago. Condizione fondamentale nella scelta di un insediamento.

Alla luce di quanto detto, concludo considerando che la morfologia della valle è sicuramente cambiata nel tempo e la gran quantità di incisioni praticate su entrambi i massi mostrano quanto in passato questo luogo sia stato importante e frequentato dall’uomo, tanto da far pensare a insediamenti stabili e probabilmente situati lungo una antica via di comunicazione che permetteva di percorrere, sul versante solatio, l’intera valle.
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