2013_Val Aurina - Val di Sole Antica

Associazione VAL DI SOLE ANTICA
Val di Sole Antica
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GITA IN VAL AURINA
di Franca Emanuelli e Luca Webber

  
Come antichi pellegrini siamo partiti al sorgere del sole diretti in Alto Adige alla scoperta di remoti luoghi. Lungo la via ci siamo rifocillati in moderni autogrill, infine, nella mattinata arrivammo a Predoi loc. Casere a 1.600 metri di latitudine dove la valle si allarga in un altipiano circondato da cime. In inverno diventa una soleggiata pista da sci di fondo e nel resto dell’anno meta di escursioni e passeggiate.
Nel periodo delle crociate nei luoghi dove i viandanti cercavano ristoro per il corpo e conforto per lo spirito, si dedicavano di solito cappelle e ospizi allo Spirito Santo.

In questa valle sorge la chiesetta di S. Spirito, di cui si hanno le prime notizie nel 1455, ma non è noto quando sia stata eretta la prima chiesa usata dai viandanti in passaggio attraverso i Tauri per recarsi a Salisburgo e nel Pinzgau.
La chiesa è costruita addossata ad un imponente masso con una spaccatura. La gente del luogo riporta la credenza che il passaggio nella roccia consenta di “mondare” i propri peccati, di purificarsi. Raccontano che anche Papa Benedetto XVI, durante la sua visita, l’abbia  percorso. Sembra inoltre che la chiesa sia stata eretta su di un antico luogo di culto riguardante la fertilità. Si narra che moltissime donne abbiano attraversato il masso spezzato in due, sfregando il ventre contro la pietra per propiziarne la fertilità o per ragioni di salute.  Come del resto accadeva nei più famosi scivoli della fertilità (Castelfeder, Elvas, Arnago, ecc.)

Troviamo un’altra possibile relazione con il Sas dela Monaca, in Val di Pejo, nella cui spaccatura sono stati rinvenuti degli oggetti lasciati probabilmente come voto, protezione, ecc. (uso apotropaico).

All’interno della chiesa vi è una particolare crocifissione lignea: fra la Madonna e S.Giovanni, il Cristo in croce è grondante di sangue, in alcune zone il corpo è scarnificato. Il sangue è corposo, in evidente rilievo sul corpo, di un colore rosso intenso. È a dir poco struggente. Un signore del luogo dice che nella zona non è inusuale trovare questa rappresentazione, che enfatizza il sacrificio supremo di Cristo per l’umanità.

Alcuni affreschi raffigurano scene della vita di S.Orsola e le sue compagne, di S.Kilian, la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli, l’incoronazione di Maria. Famosa in questa chiesa è la croce perforata da pallottole. Circa 200 anni fa questa croce si trovava sul sentiero vicino ad un maso. Un tiratore scelto passando per recarsi ad una gara di tiro a segno nel Pinzgau volle provare la sua mira colpendo sacrilegamente tre volte il crocefisso. Alla gara vinse il primo premio, un toro, che condusse orgoglioso verso casa. Quando passò davanti alla croce il toro si sarebbe imbizzarrito e avrebbe calpestato a morte il tiratore. Una scultura risalente al XVII secolo rappresenta la Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (la colomba). Ma ciò che più incuriosisce sono le tre statue rappresentanti la Trinità. Osservandole attentamente si scopre che sono identiche fra loro, se non per qualche dettaglio. Il breve opuscolo all’interno della chiesa ne da una spiegazione tratta dal così detto  “Credo Atanasiano”: “E questa è la fede cattolica: adoriamo un solo Dio nella Trinità e la Trinità nell’unità, senza confusione delle persone e divisione dell’essenza…..”
In seguito ci siamo recati a Campo Tures e incamminati lungo il “Sentiero di San Francesco”. La cappella  di S. Francesco e S. Chiara, probabilmente in antichità sede di un antico castelliere, affascina per la sua pace e nella cripta l’aria di misticismo è palpabile. Proseguendo giungiamo alla cascata di “Sorella acqua”, ci bagniamo leggermente ma non importa, il luogo è veramente bello.

La mattina successiva visitiamo le Miniere di Predoi, dove, accompagnati dalla guida, scendiamo per 1 km nella viscere di Madre Terra, scoprendone i segreti e l’immenso lavoro fatto dai minatori. Riemersi alla luce (si fa per dire perché diluviava), infreddoliti e affamati, ci siamo ristorati nell’Osteria dei Minatori.
Rinnovate le forze, partiamo alla volta di San Lorenzo di Sebato, nel regno dei Saevates, popolo che nel periodo della prima età del ferro abitò nella zona. Visitiamo il Museo Mansio Sebatum che custodisce i numerosi ritrovamenti avvenuti sul territorio, ordinati cronologicamente; si parte dal Mesolitico, passando attraverso reperti di selce e di ceramica del Neolitico, per arrivare all’età del bronzo e del ferro fin all’epoca romana e tarda antichità.
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