STREGHE - 10 marzo 2016

di Valentino Santini

Sicuramente risulterà molto strano che un argomento curioso, scottante, oscuro ed antico come quello delle streghe venga introdotto da uno degli strumenti più moderni e chiaccherati del momento.

Ma proprio l’utilizzo di facebook mi ha portato a fare delle riflessioni sull’argomento. Il famoso social network viene utilizzato per i più disparati argomenti ed anche, ad esempio nel mio caso, nel partecipare a gruppi creati a tema, come ad esempio la stregoneria. Proprio in uno di questi gruppi, in risposta ad uno dei vari link, una persona controbatteva anche molto duramente come fosse inconcepibile credere alle streghe nel 2015.

La famosa ed incriminata caccia alle streghe ormai, e per fortuna, è finita da tempo. Anche se è di quest’estate la notizia che nelle remote profondità dell’Africa due donne sono state giustiziate per stregoneria. Ma quanto le streghe e la stregoneria hanno toccato la nostra valle e le valli limitrofe,  ed il fenomeno vive ed è radicato nel nostro uso comune?

Le streghe e la stregoneria sono pratiche in utilizzo dalla ormai lontana notte dei tempi, fin dalle prime tribù, siano esse dell’Africa, d’America o europee, la figura dello sciamano, dell’uomo medicina, vecchio/a saggio/a, sono state il fulcro della vita dei villaggi. Pratica prettamente maschile, tra Indiani d’America le sciamane erano poche e temute anche dagli sciamani stessi, poi l’arrivo della civilizzazione, della medicina tradizionale, della scienza hanno relegato sempre più la pratica al margine della società. Infine l’arrivo del Medioevo, tutte le pratiche legate a riti antichi sono additate dalla Chiesa come negative nel tentativo di sopprimere il paganesimo.

Caldes, El Sas dela Stria

Tutto viene contraddistinto come stregoneria ed assimilato dall’Inquisizione, nata per reprimere il crescente divulgare dell’eretismo; ora combatte tutte le pratiche che sono contro la teologia professata dalla Chiesa.

Una veloce, anzi lampo, introduzione dei fenomeni che hanno caratterizzato le due Valli limitrofe ovvero la Val di Non e la Valle Camonica. Infatti gli unici documenti che portano le streghe nelle nostre vallate sono dati dagli atti processuali dei processi, che si sono conclusi con i roghi.

Ma come la Val di Sole è stata testimone del fenomeno e, soprattutto, cosa ne testimonia ancora i ricordi?

L’unico documento ufficiale deriva dal Concilio di Trento, che passando alla storia come la più grande riforma della Chiesa ha anche trattato inquisizione e stregoneria, confinando le streghe nella più remota delle località della Val di Rabbi, Saent. Poi ricercando nelle zone limitrofe troviamo degli accenni su Punta Tonale Occidentale, situata sul confine Trentino-Bresciano è menzionata come luogo di Sabba, per le streghe camune e le sorelle trentine, le fonti scritte finiscono qua lasciando però partire tutte le leggende che descrivono il fenomeno in molti, se non tutti, i paesi della valle, oltre a lasciarci a testimonianza toponimi che ne evocano il nome, ma che spesso sono presi per ‘buoni’ perdendone purtroppo la nascita.

Partendo da un punto preciso e seguendo un ipotetico percorso possiamo partire da Cles, capoluogo della Val di Non fino ad arrivare al Passo del Tonale deviando per le laterali Rabbi e Peio.

Cles, La Leggenda della Camera delle Streghe:

“la leggenda narra che ogni sabato a mezzanotte, tutte le streghe della valle si riuniscono proprio a Castel Cles prima di andare sul Monte Roen a compiere i loro malefici. Si dice infatti che proprio in questo castello vennero decise varie condanne.”  1

Come possiamo vedere nel proseguo dell’articolo possiamo notare che, eccezione fatta sopra per il Castello di Cles e per il maso di Vermiglio che citiamo più avanti, le maggiori leggende sono legate a massi erratici, più o meno grandi, soggetti a ierofanie, 2 usati come scivoli di fertilità o altari votivi il cui utilizzo sia arrivato fino a noi tramandato dalle leggende o andati persi nella memoria ma di cui ne viene usato il nome come folklore. Possono indicare anche particolari località o cime di montagne, dove si può ipotizzare invece lo svolgersi di Sabba o semplicemente vette posizionate con determinate coordinate per levate o calate, in particolari periodi, del sole o della luna.  3

Caldes, El Sas dela Stria:

La leggenda vuole che intorno al masso si ritrovassero le streghe della Val di Sole che, appena raggiunte dalle sorelle della vicina Val di Non, volassero in Tonale per il sabba.

Terzolas, El Sas dele Strie:

questa volta saliamo a sinistra del noce, seguiamo la strada di montagna in direzione Malghet de Terzolas e, all’altezza degli ultimi massi, abbandoniamo la sterrata per il sentiero Sat direzione Vese salendo, anzi inerpicandoci, per una 50 di metri fino ad arrivare al masso.

Terzolas, La Giobiana:

“era vissuta indisturbata per centinaia di anni, ma dopo che la gente era cresciuta e si era data da fare per strappare al bosco qualche fazzoletto di terra a nord del paese e a costruire i primi masi, non poteva sopportare quel viavai di gente per sentieri, il vociare dei pastori ed il tintinnio dei ‘sampogni’ del bestiame. Così la vecchia megera Giobiana cercava di vendicarsi degli intrusi, facendo dispetti ed incantesimi d’ogni sorta: slegava le mucche nella stalla, abbatteva le cataste di legna, faceva perdere il sentiero alle vitelle che andavano a sfracellarsi nei dirupi. Se poi succedeva di giovedì, non c’erano dubbi a chi andasse la colpa: in questo giorno, infatti, i suoi malefici aumentavano e si faceva perfino vedere, ma era pronta a trasformarsi in un gatto non appena si accorgeva della presenza di persone estranee. Fu così che due pastori riuscirono a vederla proprio in località ‘Pra Giobian’ suo luogo preferito. D’inverno la Giobiana non procurava danni: come un animale selvatico dormiva raggomitolata nella cavità di un grosso tronco immersa in un profondo letargo, per poi svegliarsi in primavera."  4

Terzolas, El Sas dele Strie

 

 

 

 

Arnago, El sas dele Strie

Tasse, Val di Rabbi, i Busi delle Strie:

“si racconta che le streghe andassero a sbattere la testa contro la roccia producendo un gran baccano e urla orripilanti.”5

Valorz, Val di Rabbi:

“le ‘Mille leggende del Trentino" 6 identificano streghe in località Valorz e personaggi tenebrosi alle Marinolde. Secondo la leggenda il Castello del Buonconsiglio prima si chiamava del Malconsiglio a causa delle streghe che infestavano la Torre d’Augusto e che furono cacciate dopo il Concilio di Trento e , rifugiatesi poi in Val di Sole presso S. Bernardo di Rabbi vivrebbero ancora.." 7

Malè, El Croz dela Nona

Croviana, Croz dela Nona

Croviana, Croz dela Stria

Dimaro, La bimba che dormì con le streghe:

la novella narra la storia di Letizia che scesa dai monti, dove pascolava il bestiame con il padre, per fare provviste e nel fare ritorno fù sorpresa da un terribile temporale. Rifugiatasi in una baita lungo la strada si sveglia la mattina seguente senza più provviste, racconta tutto al padre che, sconvolto, le confida come la zona di notte è frequentata dalle streghe ed è fortunata ad esserne uscita illesa, solo lo zaino con le scorte di cibo ha fatto in modo che pensassero ad altro e non alla piccola. Da quel giorno il padre non portò mai più con se Letizia al pascolo, lasciandola al sicuro nel paese.  8

Commezzadura, El Sas dela Vecla:

"lungo la strada che da Piano conduce a Prefaé si incontra a un certo punto un grosso masso erratico, da tutti conosciuto col nome di sass de la vècla. Si racconta, infatti, che un tempo, quando ai bambini veniva dato l’incarico di portare il pranzo ai falciatori, ai contadini oppure ai pastori, era buona cosa lasciare un tozzo di pane ai piedi della rupe, per ingraziarsi in tal modo gli spiriti dei boschi. E a chi se lo dimenticava, poteva apparire una vecchia acida e cattiva, pronta a lanciare qualche terribile malocchio, se non addirittura a rapire il bimbetto incauto".  9

Peio, El Sas dela Stria

 

Peio, El Sas dela Stria

Peio, El Sas della Monega:

Salendo da Fonti verso Paese, dove ora troviamo le prime piste da sci, è collocato un masso erratico di notevoli dimensioni, caratterizzato da una fenditura verticale che dà la possibilità di attraversarlo da parte a parte. Qua la leggenda colloca la monaca, che in fuga dalla caccia dei protestanti si rifugia nella fenditura, dormendovi di notte per uscire di giorno ad aiutare gli infermi o accudire i bambini del paese. Tutto questo fino ad un inverno particolarmente rigido che, isolando per lungo tempo il luogo, lascia accedervi solo a primavera trovando ormai la fanciulla priva di vita ma con un espressione serena e luminosa. A monte di questa leggenda vi erano anche altre versioni che, confermando tutte fosse si una monaca, la volevano al tempo stesso strega.

Il sasso è comunque ‘utilizzato’ fin da epoche remote per culti pagani antecedenti il cristianesimo. Al suo interno si sono trovati antichi chiodi piegati a ferro di cavallo e gettati nella crepa come voto per propiziarsi fertilità, la forma ‘a ferro di cavallo rappresenta infatti simbolicamente il ventre materno.  10

    Peio, El Sas della Monega
Vermiglio, El Mas dele Streghe:

La leggenda narra di una fanciulla che, invogliata dalla musica che giungeva dal maso, si è messa a sbirciare all’interno. Dentro vi erano molte donne che ballavano tra loro, tutte con facce strane, avevano i lineamenti del volto non femminili e neppure umani.

Vermiglio, la donna che danzava sui pomelli.

La Valle di Sole è ricca anche di leggende e racconti non propriamente legati a luoghi specifici ma che si ricollegano ugualmente ad un discorso più ampio che affonda le radici alle streghe o comunque a superstizioni che ne evocano il simbolismo.

Sempre in Val di Peio troviamo a Cogolo la storia di una vecchia, accusata di essere una strega che girava facendo fatture e malocchi sia a persone che a bestiame, di notte si trasmuta in un gatto nero  11 e gira indisturbato senza essere visto. Un contadino, sicuro che l’animale fosse in realtà la strega che faceva ammalare il bestiame lo uccide e la mattina seguente anche la donna viene trovata morta nel letto della propria casa.

Mentre un fenomeno molto più diffuso è quello di creare quelle che adesso vengono considerate barriere architettoniche da eliminare, gli scalini. Infatti era credenza che le streghe non facessero gli scalini, ecco allora che a difesa delle abitazioni, sui muri di contenimento per accedere a campi coltivati o comunque ovunque si volesse bandirle venivano realizzati uno, due o più gradini.

Molti altri usi comuni sono andati persi nel tempo, passati come folklore o usati per ricordare persone care “el fon perché me ricorda me nona che el lo teniva sul foglar”, ad esempio la segosta, la lunga catena sopra il focolare per appendere le pentole sopra la fiamma se fatta passare in uno degli anelli e non lasciata libera di oscillare bloccava la strega che, con qualche sotterfugio, era riuscita ad introdursi nell’abitazione. Allo stesso scopo venivano utilizzate “cazze forade” o sacchetti di sale appesi allo schienale della sedia dove, precedentemente, erano state fatte accomodare.

Venivano considerate streghe, accusate direttamente, messe al bando o comunque allontanate dalla vita sociale anche quelle donne scomode. Donnacce accusate di essere rovina famiglie da altre o che attiravano la gelosia dei vicini, ad esempio vedove o nubili con grandi eredità che facevano comodo a chi non avesse nulla o fosse semplicemente avido. Ecco allora la leggenda secondo cui a Vermiglio, una donnaccia, sia stata guidata a sposarsi fuori paese, nello specifico Castello portando con se, come specchietto per le allodole, la Val di Strino, territorio ripido e spoglio caratterizzato da pietrisco e poco altro, posto sopra Vermiglio.

Questa in sintesi una piccola carrellata di come, in una Valle apparentemente immune al fenomeno, le streghe sono tra  di noi.

 

1 www.tiamotrentino.it/castel-cles-castello-trentino/

2fonte Wikipedia, ierofanie: è un termine proprio della scienza delle religioni, della storia delle religioni, della fenomenologia della religione e dell'antropologia del sacro, che designa la "manifestazione del sacro"

3 https://www.facebook.com/L-Archivio-delle-Streghe-1663658493914623/

4 www.terzolas.com/Ita/leggende_e_racconti

5-6 www.valdisoleantica.net/articoli/articolo_rabbi_misteriosa_2015

7“Mille Leggende del Trentino” - Trentino Occidentale, di Mauro Neri. Casa Editrice Panorama 1996-1997

8 Quirino Bezzi, Strenna Trentina 1991

9 www.comune.commezzadura.tn.it/Territorio/Conoscere-Commezzadura/Leggende/El-sass-de-la-vecla

10Vittorio Pirri, Tra stue e stale, p.150, Tipografia La Grafica Verona 2007

11il gatto nero è uno degli animali simbolo delle streghe, che per natura riescono e prenderne le sembianze nella notte. Avete mai fatto caso che, nei portali vecchi o sui portoni delle stalle la fenditura per i gatti, animali domestici utili soprattutto nelle stalle per tenere lontano topi ed altri animaletti, sono sprangate dall’interno per non fare passare l’animale? Erano chiuse per non fare entrare le streghe che di notte vagavano con sembianze feline.